Come si gestisce la gravidanza con placenta previa

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Le statistiche dicono che in gravidanza una donna ogni 200 può andare incontro alla placenta previa dal secondo trimestre e difatti non è poi così raro che tra le pazienti di Milano e Firenze io mi trovi a seguire come ginecologa donne a cui viene diagnosticata questo tipo di patologia.

La placenta può essere previa centrale, se copre interamente l’orifizio uterino interno o previa marginale, se si trova appena adiacente a questo ma senza coprirlo.

Fattori di rischio

Possono essere maggiormente soggette a questo tipo di problema le donne che:

  • hanno avuto più gravidanze
  • hanno avuto gravidanze gemellari o plurime
  • hanno avuto un parto cesareo
  • fumano
  • presentano alterazioni uterine come i fibromi, tali da inibire il normale impianto placentare
  • partoriscono in età avanzata 

Sintomi

Dalla fine del secondo trimestre della gravidanza (ventesima settimana) e nelle settimane successive la placenta previa può provocare perdite non dolorose di sangue vivo dalla vagina: il sanguinamento può essere da episodico e di lieve entità a molto importante e tale da mettere in pericolo la salute della donna e del feto. In alcuni casi può essere accompagnato anche da contrazioni uterine.

Diagnosi

Anche per escludere un distacco della placenta che comporta sintomi simili, la diagnosi si effettua sempre con l’ecografia transvaginale o transaddominale: nei casi sospetti tale ecografia è importante che preceda gli esami manuali, in quanto questi ultimi in presenza della placenta previa potrebbero innescare un nuovo importante sanguinamento.

Profilassi e trattamento: riposo a letto e cesareo

Quando viene diagnosticata nel primo periodo della gravidanza, la placenta previa in oltre il 90% dei casi si risolve naturalmente grazie all’ingrandimento dell’utero e generalmente entro la 28a settimana.

Negli altri casi, a seconda delle circostanze, del tipo di placenta previa, dell’epoca gestazionale e soprattutto delle condizioni di madre e feto vengono presi provvedimenti come il riposo assoluto e/o il parto con taglio cesareo.

Se l’emorragia non si arresta, o se si tratta di placenta previa centrale, bisogna ricorrere al parto programmato. Il parto si effettua mediante taglio cesareo, prima che inizi il travaglio, in quanto il passaggio del bambino attraverso il canale del parto potrebbe peggiorare l’emorragia. La placenta previa può essere accreta (vedi l’articolo scritto in proposito)in questo caso il cesareo è ad alto rischio sia di emorragia sia di isterectomia.

Prima della 36ma settimana di gravidanza e con un sanguinamento vaginale episodico o scarso (in presenza della placenta marginale) può essere invece sufficiente il riposo a letto, evitando qualsiasi attività che comporterebbe un aumento della pressione intra-addominale (col pericolo di indurre la placenta a staccarsi dall’utero), privando il feto del necessario apporto ematico.

In presenza di placenta bassa in determinate condizioni può essere considerato quindi anche il parto naturale, ma con determinate condizioni come a travaglio già avanzato e con prevista evoluzione rapida.

Si ricorre al parto quando vi è maturità polmonare fetale (in genere verso la 36ma settimana), che va monitorata in tutte le donne affette da placenta previa attraverso l’esame del liquido amniotico. L’urgenza del parto viene determinata anche da una sola di queste condizioni:

  • sanguinamento abbondante o non controllabile
  • insufficiente pressione sanguigna della madre
  • monitoraggio cardiaco fetale che indica frequenza cardiaca alterata, indicatore di sofferenza e mancanza di ossigeno

Nei casi in cui si dimostrasse necessario il parto prematuro con un’età gestazionale inferiore alla 34a settimana, alcuni specialisti prescrivono alla madre corticosteroidi per accelerare lo sviluppo polmonare del feto.

In presenza di emorragie consistenti e persistenti la madre può aver bisogno di trasfusioni e, qualora si trattasse di una paziente con gruppo sanguigno Rh-negativo, della somministrazione di Immunoglobuline profilattiche Rh0(D).