Malattia infiammatoria pelvica (PID): cause, diagnosi, cure

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Per fortuna tra le pazienti dei miei ambulatori di ginecologia di Milano e Firenze non rilevo molti casi di PID, la cui diagnosi tuttavia con la sola osservazione clinica per quanto accurata, non è sempre facile.

Per malattia infiammatoria pelvica (PID – Pelvic Inflammatory Disease) si intende un’infezione importante degli organi genitali femminili del tratto superiore (utero, ovaie, tube, peritoneo) provocata in particolari condizioni dalla risalita dalla vagina all’utero – e qualche volta dall’uretra –  di batteri propri di malattie sessualmente trasmissibili non trattate, quali Neisseria Gonorrhoeae e Clamydia Trachomatis, ma anche Gardnerella vaginalis, Klebsiella, Proteus, Micoplasmi, Enterobacteriaceae.

Questi microrganismi possono originare a seconda dell’organo colpito salpingiti, ovariti, annessiti (infiammazioni di tube + ovaio) o pelvi-peritoniti e soprattutto se trascurati causare infertilità (nel 30-40% dei casi di infertilità primaria) a causa della formazione di tessuto cicatriziale che va a occludere le tube di Falloppio, oppure possono originare dolore cronico e altri problemi come la formazione di ascessi, e persino gravidanze extrauterine.

Sintomi della PID

La malattia infiammatoria pelvica in alcuni casi può essere asintomatica o manifestarsi con un lieve disagio permanente ma trascurabile, non sempre direttamente proporzionale alla gravità dell’infezione in atto; questi invece sono i sintomi più importanti che possono accompagnarla, ma che tuttavia sono associabili a diverse altre patologie più o meno importanti dell’apparato digestivo o genito-urinario (come la diverticolite o altre malattie infiammatorie intestinali, l’appendicite, la cistite o l’uretrite, l’endometriosi, oppure una gravidanza extrauterina):

  • dolore pelvico e al basso ventre
  • dolori lombari fino alla radice della coscia
  • dolore durante la penetrazione
  • dolore o difficoltà ad urinare
  • perdite vaginali maleodoranti (leucoxantorrea)
  • sanguinamento vaginale anomalo
  • irregolarità mestruali
  • febbre
  • tachicardia
  • stanchezza
  • vomito, diarrea

Diagnosi della malattia infiammatoria pelvica

Sulla PID in genere viene eseguita una prima diagnosi da esame fisico e clinico: il ginecologo visita la paziente e valuta la presenza di secrezioni vaginali anomale, la sensibilità alla pressione e il dolore addominale sui movimenti della cervice e dell’utero, lo stato della cervice uterina, delle ovaie o delle tube di Falloppio. Alcuni test di laboratorio possono essere d’aiuto: i test per la Clamidia e la Gonorrea, ma anche l’esame colturale della cervice uterina, l’analisi delle urine e l’urinocoltura, l’analisi microscopica delle secrezioni, l’emocromo completo per rilevare l’aumentata presenza di leucociti, la VES e la PCR (proteina C-reattiva come marcatore di un’infezione in corso) possono essere tutti test efficaci nel raccogliere prove della presenza di infezioni batteriche responsabili della PID.

Per rilevare la presenza di ascessi o l’ingrossamento delle tube di Falloppio si possono poi effettuare esami diagnostici d’approfondimento; a seconda dei casi può essere prescritta un’ecografia pelvica o transvaginale, una tomografia computerizzata o una risonanza magnetica, un’EcoDoppler per valutare la circolazione sanguigna e la presenza di un’infiammazione, o può essere effettuato un sonogramma, una biopsia endometriale. La laparoscopia è comunque considerata l’esame d’elezione che permette di distinguere la malattia infiammatoria pelvica da altre patologie anche gravi e dai sintomi analoghi.

Fattori di rischio e prevenzione della PID

Sebbene la malattia infiammatoria pelvica risulti in flessione (con una stima del 5% di donne trattate), non sia necessariamente trasmessa per via sessuale e possa colpire donne a tutte le età, le linee guida internazionali raccomandano test annuali di screening per le IST a tutte le donne sessualmente attive comprese nella fascia di età inferiore ai 25 anni o comunque appartenenti alle categorie a rischio, al fine di evitare le complicanze che 1 paziente su 8 – secondo le statistiche – può presentare in termini di sterilità.

Le categorie a rischio PID sono:

  • donne con malattie sessualmente trasmissibili (IST), non adeguatamente trattate
  • donne che hanno già avuto un precedente episodio di IST o di PID
  • donne sessualmente attive in particolare nella fascia di età inferiore ai 25 anni
  • donne a cui sono stati inseriti dispositivi contraccettivi intrauterini nelle ultime 3 settimane
  • donne che abusano di lavande vaginali (che possono trasportare i batteri nell’utero)
  • donne con basse difese immunitarie e HIV

La diffusione di microrganismi come il gonococco nel tratto superiore dell’apparato genitale dalla vagina normalmente viene fermata dalla presenza di un tappo di muco cervicale: tuttavia questa barriera naturale durante l’ovulazione e le mestruazioni può essere meno efficace, specie nei casi in cui il sangue mestruale scorre a ritroso dall’utero nelle tube di Falloppio. Per questo nei giorni appena successivi alle mestruazioni possono manifestarsi più facilmente i sintomi della PID.

Malattia infiammatoria pelvica: come si cura

Per il trattamento della PID vengono prescritte terapie con due antibiotici ad ampio spettro efficaci contro la maggior parte degli agenti infettivi. A distanza di tre-quattro giorni dall’inizio del ciclo di antibiotici viene solitamente effettuata una visita medica per valutarne l’efficacia. I partner di donne con malattia infiammatoria pelvica potrebbero essere facilmente infettati e – anche se asintomatici – dovrebbero a loro volta essere curati per prevenire la reinfezione.

Il ricovero delle pazienti in strutture ospedaliere diventa invece necessario in presenza di:

  • gravidanza della paziente
  • paziente adolescente
  • necessità di assumere i medicinali per via endovenosa anziché orale
  • paziente gravemente malata o con un’emergenza addominale in corso come la peritonite
  • paziente affetta da HIV