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Prolasso e incontinenza urinaria

Per prolasso urogenitale si intende la discesa verso il basso, attraverso lo jatus urogenitale del pavimento pelvico, dell’utero (isterocele), della vescica (cistocele), del retto (rettocele), dell’uretra (uretrocele) o delle anse intestinali (enterocele).Firenze – menopausa: prolasso e incontinenza urinaria

Alla base del prolasso urogenitale vi è il cedimento delle strutture di sostegno muscolari, legamentose e connettivali, che può avvenire in seguito al traumatismo del parto o per l’invecchiamento dei tessuti o per una debolezza nella loro conformazione anatomica. È per questo che tale alterazione della statica pelvica si riscontra anche nelle donne giovani dopo una o più gravidanze, nella donna anziana in menopausa o nelle nullipare. Oltre a queste cause, ricordiamo che l’obesità, la tosse cronica, la stipsi e i lavori pesanti, aumentando la pressione intraddominale, possono provocare la fuoriuscita dei prolassi.

Il prolasso urogenitale è una patologia attualmente molto presente a causa dei motivi per i quali si instaura e se vediamo tutto questo alla luce del fatto che la vita media si sta allungando, bisogna capire che questo problema sarà sempre più diffuso. Dopo un parto o in perimenopausa è infatti possibile che si verifichino o si accentuino alcuni dei sintomi.

I problemi uro-ginecologici sono quindi, ad oggi, una delle problematiche che maggiormente condizionano la qualità della vita sia da un punto di vista sociale che relazionale, soprattutto nel sesso femminile. Nonostante il crescente interesse da parte del settore sanitario, risulta però difficile quantificare la reale diffusione di tali problematiche. Gli studi epidemiologici, sicuramente, presentano una sottostima di tali valori per due motivi: l’imbarazzo del paziente ad esporre il disturbo e la convinzione che, dopo una certa età o dopo una gravidanza, siano condizioni “parafisiologiche” (normali).

Prima fra tutte la reale incidenza dell’incontinenza urinaria (ossia dell’involontaria emissione di urina) è sicuramente sottostimata, in quanto solo una minoranza dei pazienti si rivolge alle strutture sanitarie per accertamenti diagnostici e terapie.

Questa patologia costituisce sia un problema sociale, considerando i costi ingenti annuali per l’acquisto dei pannolini, che personale: diventare incontinenti scatena sentimenti di frustrazione e perdita di autostima, con effetti negativi anche nella vita lavorativa, affettiva e sessuale.

La riabilitazione del pavimento pelvico, associata a una corretta terapia comportamentale, si pone come obiettivo il rinforzo della muscolatura specifica e l’automatizzazione delle corrette sinergie muscolari nelle attività della vita quotidiana, in modo da arrestare o addirittura far rientrare (nei casi meno gravi) il prolasso urogenitale. Una riabilitazione uro-ginecologica tempestiva è efficace nella prevenzione e permette di stabilizzare e migliorare il quadro clinico del soggetto diminuendo, di conseguenza, la necessità di ricorrere ad interventi chirurgici e a terapie farmacologiche.

Essa viene messa in pratica tramite:

  • Terapia comportamentale
  • Kinesiterapia
  • Presa di coscienza del pavimento pelvico
  • Eliminazioni delle eventuali sinergie
  • Rinforzo muscolare
  • Automatizzazione dell’attività muscolare in relazione ai gesti quotidiani

La rieducazione del pavimento pelvico è complessa e, spesso, composta da più di una modalità terapeutica; un corretto colloquio, una visita uro-ginecologica e posturale permettono di inquadrare il problema e agire con un approccio terapeutico mirato e personalizzato.

Dott. Chiara Riviello
Per un consulto o una visita puoi contattarmi alla mail dottoressa@chiarariviello.it

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