Riflessioni di una coppia di donne che cercano la maternità

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Se siete già sul blog non serve che vi parli del come e del perché si sceglie di essere genitori.
E neanche che stia a soffermarmi sui lunghi tempi d’attesa e il senso di sconfitta che attraversa l’incosciente  che decide di intraprendere la strada di creare una vita.
Purtroppo non sono neanche brava con le questioni tecniche dell’ovulazione.
Tanto meno porto avanti la battaglia sociale delle mamme lesbiche.

Se siete sul blog e volete sapere della Dottoressa: fidatevi.
Sara lì quando ne avrete bisogno e saprà cosa fare.
Avrà in sé l’audacia dei dottori e il pragmatismo dei desideri impossibili, ed è quello di cui avrete più bisogno.

Non farà miracoli. Mai. Non farà miracoli neppure se la supplicate, il che la rende la migliore ginecologa possibile.

Crederà con voi al vostro progetto di vita, alla donna che amate (che detto così mi pare già molto, tra una visita e l’altra) e nonostante tutto non verrà mai a mangiare nel vostro ristorante.

Uno degli aspetti più gratificanti della mia professione sono i messaggi come questo, inviatomi da una delle pazienti che affianco nel percorso di fecondazione assistita.

Ascolta anche la mia intervista sulla gravidanza assistita nelle coppie omosessuali

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