
Per molto tempo la menopausa è stata raccontata come la fine della femminilità, del desiderio e della vita sessuale.
Uno stigma diffuso che fino al passato recente ha inciso profondamente sul modo in cui molte donne vivono il proprio corpo e la propria intimità dopo i 50 anni, alimentando silenzi sulle disfunzioni sessuali femminili e ritiro sociale.
La realtà clinica e scientifica racconta però un’altra storia: la sessualità non scompare con la menopausa, semplicemente si trasforma. Con il giusto approccio e gli strumenti adeguati può continuare a essere per tutta la vita fonte di piacere, benessere e connessione emotiva.
La sessualità femminile prima della menopausa
Nell’età che precede la menopausa la risposta sessuale femminile dipende da un equilibrio complesso tra ormoni sessuali, sistema nervoso centrale, stato di salute generale, qualità della relazione di coppia e benessere emotivo.
Desiderio, eccitazione e orgasmo più che meccanismi automatici sono processi dinamici che rispondono a stimoli fisici, cognitivi ed emotivi. In molte donne il desiderio può emergere spontaneamente, oppure svilupparsi durante l’eccitazione, soprattutto in un contesto relazionale appagante.
Cosa cambia con la menopausa: corpo, mente e relazione
Con la menopausa si verificano cambiamenti fisiologici importanti, legati soprattutto alla riduzione degli estrogeni e, in alcuni casi, degli androgeni. In relazione con lo squilibrio del livello ormonale compaiono diminuzione della lubrificazione vaginale, perdita di elasticità e trofismo dei tessuti genitali, alterazioni del pH e della microflora vaginale, maggiore fragilità delle mucose.
Gli ormoni sessuali influenzano anche i circuiti cerebrali coinvolti nel desiderio e nell’eccitazione: il loro calo può ridurre l’attivazione dei centri del piacere, favorire disturbi del sonno e aumentare ansia e sintomi depressivi. A livello psicologico e relazionale, possono manifestarsi modificazioni dell’immagine corporea, calo dell’autostima, paura del dolore durante la penetrazione o dell’insuccesso sessuale e difficoltà di comunicazione nella coppia.
Tutti questi fattori concorrono allo sviluppo delle disfunzioni sessuali femminili (FSD), molto più frequenti in peri-menopausa e dopo la menopausa.
Disfunzioni sessuali femminili in menopausa (FSD): quali sono e come trattarle
Le FSD comprendono uno o più disturbi persistenti che causano disagio personale o relazionale. Spesso si presentano in combinazione, rafforzandosi reciprocamente.
Disturbi del desiderio sessuale
Sono i più comuni in post menopausa, con una prevalenza stimata tra il 38% e il 65%. Si manifestano come riduzione o assenza di libido, perdita di energia vitale e minore interesse per l’intimità. La carenza estrogenica riduce i caratteri sessuali secondari e con essi la percezione biologica di femminilità, mentre la carenza di androgeni può determinare perdita di desiderio, scarsa assertività e riduzione della massa muscolare.
È importante però ricordare che gli ormoni sessuali sono necessari per il desiderio ma non sufficienti: non lo orientano verso uno specifico partner né garantiscono da soli una sessualità soddisfacente, e il contesto emotivo e relazionale resta determinante.
Trattamenti per i disturbi del desiderio: la TOS terapia ormonale sostitutiva sistemica può essere indicata, con estrogeni da soli o in combinazione con progesterone nelle donne con utero. In casi selezionati, il testosterone transdermico può migliorare significativamente desiderio ed energia vitale. Fondamentale è però l’affiancamento di un supporto psicosessuale che aiuti ad affrontare i fattori emotivi, relazionali e contestuali che influenzano la libido.
Disturbi dell’eccitazione
Interessano circa il 30-40% delle donne sessualmente attive in postmenopausa e possono coinvolgere difficoltà di lubrificazione, ridotta congestione genitale e minore risposta sensoriale. Le cause possono essere ormonali, vascolari, neurologiche o legate al dolore durante il rapporto.
In pratica, cosa succede quando gli ormoni diminuiscono?
Il calo di estrogeni e androgeni agisce su più livelli. Nel cervello, può rallentare l’attivazione delle aree che “accendono” il desiderio e l’eccitazione, e in alcune donne può favorire o peggiorare ansia e depressione.
Anche i sensi vengono influenzati e possono risultare meno reattivi. Gli estrogeni infatti contribuiscono anche alla capacità di provare piacere attraverso il contatto, gli odori e le sensazioni corporee.
A livello genitale, la carenza ormonale riduce la lubrificazione naturale e il flusso di sangue verso clitoride e tessuti vulvari, rendendo più difficile l’eccitazione fisica e aumentando il rischio di fastidio o dolore.
Come si trattano i disturbi dell’eccitazione in menopausa
I disturbi dell’eccitazione sessuale possono essere affrontati con approcci diversi, spesso combinati tra loro, scelti in base ai sintomi e alla storia clinica della donna.
La terapia ormonale rappresenta uno degli strumenti principali e può essere utilizzata sia a livello generale (sistemico) sia localmente. Gli estrogeni aiutano a migliorare l’afflusso di sangue ai tessuti vaginali e periuretrali, favorendo una maggiore lubrificazione e una migliore risposta del corpo agli stimoli sessuali. Questo si traduce spesso in una riduzione della secchezza e in sensazioni più naturali e confortevoli durante i rapporti.
Gli androgeni, impiegati in alcune situazioni specifiche e sempre sotto controllo medico, contribuiscono invece a sostenere la risposta dei tessuti coinvolti nel piacere, come il clitoride e l’area vestibolare, migliorando la congestione e la sensibilità genitale.
Lubrificanti a base di acqua, silicone o oli alimentari (questi ultimi non compatibili con i preservativi) possono alleviare la secchezza. La fisioterapia del pavimento pelvico aiuta a migliorare il tono muscolare e la risposta vascolare.
Disturbi dell’orgasmo
Colpiscono il 25-30% delle donne e hanno un’origine multifattoriale. Possono essere dovuti ad alterazioni anatomiche e vascolari, ridotta sensibilità, distrofie vulvari e lichen sclerosus, fattori neurologici, patologie dell’elevatore dell’ano (ipotono o ipertono), incontinenza urinaria, fattori psicosessuali e relazionali, oltre che all’uso di alcuni farmaci.
Trattamenti per i disturbi dell’orgasmo: estrogeni e androgeni possono agire in modo indiretto migliorando il trofismo delle strutture genitali vascolari e muscolari lisce dei corpi cavernosi, deputate all’orgasmo. La via di somministrazione può essere sistemica o topica.
Fondamentale è la fisioterapia del pavimento pelvico per trattare ipo o ipertoni muscolari. Il training delle abilità sessuali, inclusa l’istruzione alla masturbazione e gli esercizi per facilitare la comunicazione con il partner, può risultare molto efficace.
Disturbi da dolore sessuale
Spesso correlati alla sindrome genitourinaria della menopausa, che interessa circa la metà delle donne in questa fase, questi disturbi comprendono la dispareunia (12-33%), il vaginismo (0,5-1%) e dolore sessuale non coitale.
La dispareunia può avere cause superficiali, mediovaginali o profonde, oltre a componenti psicosessuali legate a disfunzioni in altri aspetti della risposta sessuale o a problemi emotivi e relazionali.
Il vaginismo può presentarsi come seguito di un problema presente fin dall’inizio della vita sessuale o secondario a dispareunia e fobia sessuale.
Il dolore sessuale che non è legato direttamente alla penetrazione può manifestarsi in diversi momenti: può comparire anche senza uno stimolo preciso, durante le carezze o i preliminari, soprattutto in presenza di alterazioni della mucosa vulvare o di infiammazioni dell’area vestibolare (distrofie vulvari o vestiboliti). In alcuni casi, il fastidio può addirittura persistere dopo il rapporto, come accade nella clitoralgia, una condizione spesso legata a un’ipersensibilità o a un coinvolgimento dei nervi.
Si tratta di segnali che non vanno ignorati e che richiedono una valutazione specialistica per individuare la causa e impostare un percorso di cura mirato.
Trattamenti per i disturbi da dolore: gli estrogeni topici a basso dosaggio (compresse, gel, creme o anelli vaginali) riducono la secchezza vaginale e migliorano il trofismo delle mucose, diminuendo significativamente la dispareunia.
L’ospemifene, un modulatore selettivo del recettore degli estrogeni, può essere utile nelle donne che non possono applicare la terapia estrogenica vaginale.
Gli androgeni possono ridurre l’involuzione delle mucose e della cute vulvare.
La fisioterapia del pavimento pelvico rappresenta un cardine del trattamento: include allenamento dei muscoli pelvici, mobilizzazione dei tessuti molli, rilascio miofasciale, pressione dei punti trigger, stimolazione elettrica, biofeedback ed ecografia terapeutica. Dispositivi per l’autodilatazione possono essere utili in caso di muscoli pelvici tesi.
Creme idratanti e lubrificanti riducono il disagio durante i rapporti.
Diagnosi: perché è fondamentale una valutazione completa
La diagnosi delle disfunzioni sessuali femminili si basa su un’anamnesi accurata, sull’esame obiettivo e sull’analisi dei livelli ormonali (quando indicata). È essenziale superare la falsa dicotomia tra cause “fisiche” e “psicologiche“: corpo e mente come sempre sono strettamente interconnessi.
Lo specialista di fiducia deve chiedere di routine informazioni sulle disfunzioni sessuali per aiutare a ridurre lo stigma correlato. L’anamnesi può essere raccolta in un colloquio con la propria paziente e, a volte, con il partner, chiedendo di descrivere il problema con parole proprie.
Domande specifiche come quando è iniziato il disturbo, se è presente sempre o solo in determinate situazioni, quale livello di stress emotivo provoca e quali sono le possibili cause biologiche, psicogene o miste sono di grande aiuto per focalizzare il problema.
Particolare attenzione va data alle cause biologiche per evitare di attribuire le FSD semplicemente a fattori psichici. Vanno considerate cause endocrine (ipotestosteronemia, ipoestrogenismo, iperprolattinemia, ipotiroidismo), neurobiologiche (depressione, malattie croniche o invalidanti), disturbi del sonno, fattori psicosessuali e relazionali, incluso lo stato di salute sessuale del partner.
A quali specialisti affidarsi
Le disfunzioni sessuali femminili hanno spesso cause diverse che si intrecciano tra loro: ormonali, fisiche, emotive e relazionali. Per questo motivo non esiste una risposta unica valida per tutte, ma è fondamentale un approccio multidisciplinare, costruito su misura della singola donna.
Nel percorso di cura possono essere coinvolti diversi professionisti, a seconda dei sintomi e della storia personale:
- una ginecologa o un ginecologo esperto in menopausa e sessuologia, che coordini l’inquadramento clinico e le terapie
- una fisioterapista del pavimento pelvico, utile nei casi di dolore, secchezza, difficoltà di eccitazione o perdita di tono muscolare
- una terapeuta sessuale, per lavorare sugli aspetti legati al desiderio, all’eccitazione e alla risposta sessuale
- una psicoterapeuta individuale o di coppia, quando entrano in gioco vissuti emotivi, cambiamenti di ruolo, difficoltà relazionali o di comunicazione
- uno urologo o andrologo, se le difficoltà riguardano anche la salute sessuale del partner
- un’oncologa o un oncologo, nei casi di menopausa precoce conseguente a interventi o terapie oncologiche, per valutare in sicurezza l’eventuale indicazione a una terapia ormonale
- uno psichiatra, quando sono presenti depressione, ansia o altri disturbi dell’umore che influenzano la sessualità
Affrontare la sessualità in menopausa in modo integrato significa prendersi cura della donna nella sua globalità, senza ridurre il problema a un solo sintomo e tanto meno lasciare spazio a soluzioni improvvisate o fai-da-te.
Sessualità dopo i 50: una risorsa per la salute
Contrariamente ai pregiudizi la vita sessuale dopo i 50 anni è diffusa e benefica. Non tutte le donne sperimentano un calo del desiderio in menopausa: per alcune la menopausa rappresenta addirittura una fase di aumento del desiderio e maggiore libertà sessuale, senza il timore della gravidanza e con una maggiore consapevolezza di sé e disponibilità di tempo e privacy, con i figli ormai cresciuti.
L’attività sessuale porta numerosi benefici a tutte le età: migliora l’umore grazie al rilascio di endorfine e serotonina, favorisce il sonno attraverso la produzione di melatonina, rafforza il sistema immunitario aumentando i livelli di immunoglobulina A, sostiene il benessere cardiovascolare migliorando la circolazione e riducendo la pressione sanguigna, favorisce il tono del pavimento pelvico e stimola la produzione di ormoni legati all’energia e al benessere.
Fino a che età si può fare l’amore?
Non esiste un’età massima oltre la quale una donna debba smettere di fare l’amore. Fattori come salute fisica, benessere emotivo e presenza di un partner desiderato e comprensivo giocano ruoli chiave nel mantenere interesse e capacità di avere rapporti sessuali.
Si può raggiungere l’orgasmo in menopausa?
Assolutamente sì. Durante la menopausa alcune donne possono sperimentare cambiamenti nella risposta sessuale o nel desiderio a causa delle fluttuazioni ormonali, ma questi non impediscono la capacità di provare piacere o raggiungere l’orgasmo. L’orgasmo clitorideo, che deriva dalla stimolazione del clitoride, risulta generalmente meno influenzato dai cambiamenti ormonali della menopausa ed è una via affidabile per molte donne.
Cosa fare se non si vuole più fare sesso in menopausa
Capire le cause sottostanti aiuta a trovare soluzioni adeguate. La diminuzione del desiderio può dipendere non solo da cambiamenti ormonali, secchezza vaginale o problemi di salute, ma anche da stress, cambiamenti nella percezione di sé e nella relazione di coppia.
Se la sessualità resta una dimensione centrale della salute femminile a ogni età, affrontare il tema delle disfunzioni sessuali femminili e parlare senza imbarazzo con un/una ginecologo/a o un medico specializzato in menopausa può offrire soluzioni per gestire gli effetti fisici delle FSD, come terapie ormonali locali o altri trattamenti. Un/una terapeuta sessuale o consulente di coppia può invece aiutare a esplorare quei fattori emotivi, comunicativi e relazionali che influenzano il desiderio, in modo da recuperare piacere, intimità e una buona qualità della vita.
Per richiedere un consulto medico online o semplicemente per prenotare una visita ginecologica puoi contattarmi qui o prenotare online. In qualità di ginecologa ostetrica ricevo tutte le settimane le mie pazienti negli studi di Milano e Firenze.
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