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Nel mio lavoro di ginecologa forense mi capita di essere coinvolta in contenziosi in cui si ipotizza un ritardo diagnostico, spesso correlato alla scoperta di una neoplasia ginecologica.

Tra i tumori più complessi da diagnosticare in fase iniziale c’è senza dubbio il tumore ovarico, una patologia davvero insidiosa: noto purtroppo per la sua scarsa sintomaticità iniziale, questo tumore può evolvere fino agli stadi più avanzati con grande rapidità.

Il primo sintomo: perdite ematiche in post-menopausa

In uno dei casi oggetto di recente consulenza, una paziente si era rivolta al suo ginecologo per spotting post-menopausale, sintomo sospetto per una patologia endometriale piuttosto che collegabile a una neoplasia dell’ovaio.

La paziente in quel periodo era in terapia con corticosteroidi ed estrogeni topici, farmaci noti per poter dare — come riportato anche nel foglietto illustrativo — piccole perdite ematiche come effetto collaterale.

Durante la prima visita ginecologica, l’esame clinico e l’ecografia transvaginale avevano evidenziato un endometrio sottile con irregolarità focali e annessi (cioè ovaie e tube) di aspetto regolare.

In coerenza con le linee guida ginecologiche, lo specialista aveva quindi prescritto un’isteroscopia con biopsia, pap test e vulvoscopia.

A fronte di questa prima valutazione non erano stati rilevati elementi tali da sospettare una patologia ovarica, mentre in assenza di segni specifici le linee guida non raccomandano lo screening ecografico ovarico routinario. Inoltre l’isteroscopia non aveva evidenziato alterazioni oncologiche endometriali.

L’evolversi ai successivi controlli

Al controllo successivo, pianificato a distanza di alcuni mesi, le immagini ecografiche avevano mostrato ancora annessi regolari e compatibili con la condizione post-menopausale.

Il quadro era mutato solo cinque mesi dopo, quando veniva rilevata una massa annessiale voluminosa con caratteristiche ecografiche suggestive per tumore ovarico. Da quel momento il percorso diagnostico-terapeutico era stato attivato tempestivamente.

Le evidenze riscontrate

Nella ricostruzione medico-legale era quindi emerso chiaramente che:

  • il sintomo iniziale (spotting post-menopausale) era riconducibile più verosimilmente a un problema endometriale o a un effetto collaterale della terapia vaginale
  • le ecografie transvaginali precedenti documentavano annessi visivamente regolari
  • la rapida comparsa e crescita della massa ovarica era compatibile con l’evoluzione naturale e biologica di alcuni tumori ovarici ad alta aggressività

Il ginecologo aveva comunque prescritto follow-up a breve termine, segno di un atteggiamento prudente e attento.

Ritardo diagnostico tumore ovarico: criteri per il risarcimento medico

Perché si possa parlare di responsabilità sanitaria per ritardo diagnostico, è necessario dimostrare:

  • che il medico abbia violato protocolli o linee guida
  • che il sintomo iniziale fosse associabile alla malattia non diagnosticata
  • e soprattutto che, in presenza di una condotta differente, l’esito sarebbe stato verosimilmente modificabile

Nel caso in oggetto, nessuno di questi presupposti si era verificato, mentre l’assenza di sintomi specifici e la rapida progressione del tumore testimoniano una malattia difficilmente diagnosticabile precocemente. Il comportamento clinico era stato aderente agli standard di buona pratica medica e non erano emerse incongruità tali da avvalorare una richiesta risarcitoria.

Considerazioni medico legali

In termini giuridici è mancato il nesso causale tra una presunta condotta omissiva e l’aggravamento della condizione clinica. Il caso rientra quindi nell’ambito delle complicanze inevitabili, non prevedibili sulla base degli strumenti diagnostici disponibili e delle raccomandazioni scientifiche vigenti.

Non tutti gli esiti infausti sono imputabili a errori medici. In questo caso, come spesso accade in oncologia ginecologica, non è ravvisabile responsabilità medica perché la diagnosi tardiva è da attribuirsi purtroppo alla naturale evoluzione della malattia e non a una carenza nella condotta clinica.

Se ti occupi di responsabilità sanitaria o cerchi supporto medico-legale in ambito ginecologico, visita il mio blog per altri approfondimenti o contattami per una consulenza tecnica.