Ginecologia forense: processo per stupro e violenza sulle donne

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Qualche giorno fa era la giornata mondiale contro la violenza sulle donne e in un mio post su Facebook sull’argomento avevo segnalato quanto un dramma terribile come questo, diffuso oltre ogni peggiore aspettativa, rischiasse di essere sottovalutato o addirittura ignorato tra gli stessi operatori socio-sanitari quando dovrebbero aiutare le vittime, convinti di trovarsi di fronte a reati gravi ma relativamente poco frequenti. A riprova di questo portavo l’esempio delle linee guida sulla violenza sessuale emanate dalla Provincia di Milano, redatte nel tentativo di superare le barriere di stereotipi e pregiudizi che possono influenzare il lavoro dei sanitari nell’esercizio della loro funzione.

Nella pratica professionale, come ginecologa e medico forense, mi sono trovata alcune volte a fare consulenza nei processi per stupro e ho potuto constatare direttamente quanto la violenza sessuale sia diffusa e trasversale per classe e censo, e non sia legata come si pensa a profili di basso livello socio-culturale, né necessariamente connessa a etilismo, tossicodipendenza o comportamenti deviati, che pure ne possono essere fattori scatenanti. Sfugge insomma a ogni tipo di rigida categorizzazione e può colpire donne di ogni età, a qualsiasi ora del giorno e della notte, vestite nei modi più disparati.

Non sempre è facile dimostrare in tribunale dove sta il limite invalicabile oltre il quale si parla di violenza sessuale, soprattutto in quei dibattimenti dove il rapporto non consensuale è stato compiuto dopo che la vittima ha accettato il famoso “passaggio in auto dallo sconosciuto” oppure inizialmente ha accettato l’invito a casa di quello che poi si è rivelato lo stupratore. Le linee guida a questo proposito ribadiscono:

Essere salite spontaneamente sulla macchina dell’aggressore o essere andate a casa sua non è una giustificazione per l’imposizione di un rapporto sessuale non desiderato.

L’imposizione di un rapporto sessuale non desiderato non è in alcun modo ammissibile, e il no di una donna deve essere rispettato in qualunque momento o circostanza esso sia manifestato.

In un caso per il quale sono stata chiamata come perito, una donna denunciava la violenza di un uomo, dopo avergli chiesto più volte di fermarsi, ma senza risultato, durante un rapporto sessuale consenziente. La richiesta inascoltata era motivata da un dolore lancinante originato da una lesione vaginale sanguinante, di 2 cm. L’uomo sosteneva la tesi opposta, ossia di essersi fermato spontaneamente solo alla vista del sanguinamento, senza che la donna avesse prima manifestato dolore e la necessità di interrompere immediatamente l’atto sessuale.

Se in linea generale, esistono casi di violenza sessuale che non provocano lesioni dei genitali, e viceversa vi sono rapporti sessuali consenzienti che riportano lesioni, per la disamina di questo caso occorreva chiarire se le lesioni presenti fossero compatibili con un rapporto consenziente e in che modalità si fossero potute verificare.

La letteratura[1],[2],[3],[4] riporta che le lacerazioni da coito sono 3 volte più frequenti nei rapporti sessuali non consenzienti, rispetto ai consenzienti, e che le lesioni più gravi risultano più frequenti nei rapporti non consenzienti. Le lacerazioni della parete vaginale nei casi più severi possono determinare anche il ricorso a un trattamento salvavita mentre tra quelle più lievi ci sono le lesioni a carico della forchetta e dell’imene.

In questo caso il punto della lacerazione corrispondeva al punto di contatto del pene quando si trova nella penetrazione completa ed è plausibile che ripetute spinte date con forza abbiano causato la lacerazione del tessuto vaginale, la quale non può essersi verificata – fino al sanguinamento – senza dolore da parte della donna, il che è compatibile con la versione di quest’ultima.

Il dolore provato è la discriminante che ha determinato da parte della donna la reversione del consenso al rapporto: ciò configura come violenza la prosecuzione del rapporto sessuale da parte dell’uomo, in accordo con le definizioni delle linee guida, secondo le quali:

Il no di una donna ad un atto sessuale, in qualunque momento o circostanza sia dato, deve acquistare nella coscienza di tutti la dignità di limite invalicabile oltrepassando il quale inizia la violenza sessuale.

Bibliografia:

[1] Forensic Sci Int . 2011 Jan 30;204(1-3):27-33. Female Genital Injuries Resulting From Consensual and Non-Consensual Vaginal Intercourse Iain McLean 1, Stephen A Roberts, Cath White, Sheila Paul

[2] Forensic Sci Int . 2012 Jun 10;219(1-3):50-6. Nature, Frequency and Duration of Genital Lesions After Consensual Sexual Intercourse–Implications for Legal Proceedings Birgitte Schmidt Astrup 1, Pernille Ravn, Jens Lauritsen, Jørgen Lange Thomsen

[3] J Forensic Nurs . 2012 Mar;8(1):30-8. A Pilot Study to Test the Differential Validity of a Genital Injury Severity Scale, in Development for Use in Forensic Sexual Assault Examinations Hillary J Larkin 1, Cecily D Cosby, Dana Kelly, Lauri A Paolinetti

[4] Sexual Assault: Forensic Examination in the Living and Deceased Catherine Ann Lincoln First Published December 19, 2018 Review Article