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La cardiotocografia (CTG) rappresenta uno strumento cardine nel monitoraggio del benessere fetale in gravidanza e durante il travaglio. Proprio per la sua diffusione nella pratica clinica, è frequentemente oggetto di valutazione nel contenzioso in ambito ostetrico.

La CTG non è un esame diagnostico definitivo ma un sistema di monitoraggio dinamico. Questo significa che presenta diversi pitfall in cardiotocografia, ovvero criticità tecniche e interpretative che possono generare errore di tracciato, falsa rassicurazione o, al contrario, interventi non necessari. Per il giurista e per il consulente tecnico comprendere questi snodi è essenziale per valutare correttamente la condotta sanitaria in caso di contenzioso medico.

Pitfall con cardiografo = il problema dell’acquisizione del giusto segnale

Uno degli errori tecnici più insidiosi nell’uso della cardiotocografia riguarda la registrazione del battito cardiaco materno al posto di quello fetale.

Con il miglioramento tecnologico dei dispositivi la sensibilità di rilevazione è aumentata. Paradossalmente questo ha reso più frequente un problema noto: il trasduttore può captare la frequenza cardiaca materna — soprattutto in caso di tachicardia — e registrarla come se fosse fetale. Questo errore di tracciato può verificarsi anche durante il travaglio, quando i movimenti fetali rendono instabile il segnale.

 Il dispositivo talvolta segnala l’anomalia con un alert (“controllare il battito cardiaco”), ma la corretta verifica richiede un controllo contestuale del battito materno e fetale, preferibilmente con supporto ecografico.

Altri errori possibili nell’uso del cardiotocografo sono relativi a:

  • perdita o qualità inadeguata del segnale, dovuta a posizionamento scorretto del trasduttore, a obesità materna o movimenti fetali eccessivi;
  • posizione materna supina, che può determinare compressione aorto-cavale e alterazioni secondarie del tracciato;
  • valutazione incompleta delle contrazioni, poiché il tocodinamometro esterno registra frequenza e durata, ma non l’intensità reale né il tono basale.

Anche questi aspetti possono incidere sulla corretta interpretazione del monitoraggio fetale e, in caso di evento avverso, diventare oggetto di accertamento peritale. Dal punto di vista medico-legale la questione centrale nella ricerca del nesso di causa del danno medico è lo stabilire se le criticità di interpretazione siano state riconosciute e gestite secondo le linee guida.

Errori interpretativi: il terreno più scivoloso

La CTG è caratterizzata da elevata sensibilità ma da bassa specificità. Ciò significa che molti tracciati definiti “non rassicuranti” non corrispondono a una reale ipossia fetale, con il rischio di incrementare il ricorso a tagli cesarei o parti operativi non necessari.

Ma il rischio opposto – la falsa rassicurazione – è ancora più delicato sotto il profilo peritale e ha caratterizzato un numero importante dei casi che ho trattato in qualità di medico forense.

Un tracciato apparentemente normale non esclude in modo assoluto una condizione di acidosi o sofferenza fetale, soprattutto se non viene interpretato nel contesto clinico complessivo.

Tra gli errori più frequenti:

  • sottovalutazione della variabilità, parametro centrale nella valutazione del benessere fetale
  • interpretazione impropria delle decelerazioni (non tutte indicano ipossia imminente)
  • considerazione della tachicardia fetale come elemento rassicurante, quando può essere spia di infezione materna o sofferenza
  • mancato riconoscimento del pattern sinusoidale, segnale grave che non deve essere confuso con una variabilità fisiologica

Il nodo critico: quando ad essere registrato è il battito materno

In ambito forense esiste quindi una categoria di casi particolarmente complessa: tracciati apparentemente normali che precedono la nascita di un neonato in arresto cardiaco.

In alcune situazioni l’analisi retrospettiva evidenzia che il tracciato non stava registrando il battito fetale, bensì quello materno — o una sovrapposizione dei due.

Eppure ci sono alcuni pattern attenzionali da considerare: un segnale sospetto ad esempio, soprattutto nella fase espulsiva, è la presenza di accelerazioni della frequenza cardiaca durante le spinte materne. Dal punto di vista fisiologico, durante le spinte l’ossigenazione fetale tende a ridursi e la frequenza cardiaca può diminuire. Un aumento del battito in quel momento può suggerire un errore di registrazione.

Questo è uno dei più insidiosi pitfall in cardiotocografia, perché può generare una falsa percezione di benessere fetale.

Il profilo medico-legale: errore inevitabile o evitabile?

Nel contenzioso non è sufficiente accertare l’esistenza di un errore di tracciato. Occorre stabilire:

  • se l’errore fosse riconoscibile
  • se fosse evitabile secondo le linee guida
  • se una corretta interpretazione avrebbe modificato la condotta clinica

Qui interviene il ragionamento controfattuale: anche ipotizzando una corretta registrazione cardiotocografica, l’esito sarebbe stato diverso?

Non sempre la risposta è affermativa. Vi sono casi in cui una bradicardia grave insorge in modo improvviso e ravvicinato al parto, in un intervallo temporale in cui — secondo le linee guida — i tempi per un taglio cesareo in emergenza non sarebbero stati significativamente inferiori rispetto al parto vaginale.

Nel contenzioso ostetrico l’analisi del tracciato non può essere meramente descrittiva: deve essere integrata con il quadro clinico, le linee guida vigenti e una rigorosa valutazione controfattuale. Solo così è possibile distinguere tra evento avverso imprevedibile ed errore evitabile, nel rispetto dei criteri di accertamento della responsabilità sanitaria.

La cardiotocografia resta uno strumento prezioso ma non infallibile. I pitfall in cardiotocografia e gli errori di tracciato rappresentano un terreno delicato sia per il clinico sia per il giurista.

Se ti occupi di responsabilità sanitaria o cerchi supporto medico-legale in ambito ginecologico, visita il mio blog per altri approfondimenti o contattami per una consulenza tecnica.