Maggio 2026: la rivista The Lancet pubblica ufficialmente una delle più importanti revisioni terminologiche nella storia della medicina ginecologica. La Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome (PMOS) sostituisce ufficialmente il termine Polycystic Ovary Syndrome (PCOS).

Dalla PCOS alla PMOS: e non è solo una questione di terminologia

Per molti anni abbiamo conosciuto questa condizione come PCOS (Polycystic Ovary Syndrome), ovvero sindrome dell’ovaio policistico. Oggi la comunità scientifica internazionale ha adottato una nuova denominazione: PMOS (Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome).

La sindrome ovarica poliendocrina-metabolica è stata ufficializzata dopo un lungo processo di confronto che ha coinvolto migliaia di professionisti sanitari, centri di ricerca e donne affette dalla sindrome.

Non si tratta di una scelta puramente linguistica: il nuovo nome riflette infatti in modo più scientificamente accurato ciò che sappiamo oggi su questa malattia, relativa a una condizione che non riguarda soltanto le ovaie, ma coinvolge l’intero equilibrio endocrino e metabolico della donna. È il riconoscimento scientifico internazionale che quella che chiamavamo PCOS è una condizione molto più complessa e sistemica di quanto il termine precedente lasciasse intendere. Un processo globale senza precedenti – 22.000 partecipanti da tutto il mondo, pazienti e professionisti sanitari – ha portato a questa nuova denominazione.

Perché la nomenclatura “ovaio policistico” era fuorviante

Una delle principali criticità della vecchia denominazione era legata alle parole “ovaio policistico” per il quale dopo una diagnosi di PCOS molte donne pensavano di avere numerose cisti ovariche patologiche. In realtà non è così: quello che si osserva all’ecografia sono generalmente piccoli follicoli immaturi, che non riescono a completare il loro normale processo di crescita e maturazione. Non si tratta quindi di vere cisti ovariche.

Inoltre, non tutte le donne con PMOS presentano necessariamente questo aspetto ecografico e, al contrario, alcune donne possono avere ovaie dall’aspetto policistico senza essere affette dalla sindrome.

Il vecchio nome rischiava quindi di ridurre a una sola caratteristica anatomica visibile una condizione complessa: nel focalizzare l’attenzione esclusivamente su un organo, tralasciava tutto il resto della realtà biologica che la definisce coinvolgendo molteplici sistemi endocrini e metabolici. Questo ha portato spesso a conseguenze concrete: ritardi diagnostici, sottodiagnosi, difficoltà di accesso a cure appropriate, e in alcuni casi ha contribuito a una sorta di stigma per la donna che convive con questa condizione.

Che cos’è la PMOS

La PMOS è un disordine metabolico ed endocrino complesso che colpisce più di 170 milioni di donne nel mondo, circa una donna su otto in età riproduttiva. È il risultato dell’interazione tra fattori genetici, metabolici e ambientali e può manifestarsi fin dall’adolescenza o insorgere successivamente, con quadri clinici molto diversi tra loro.

Alcune donne presentano sintomi evidenti fin dalla pubertà, mentre altre scoprono la condizione solo durante accertamenti per irregolarità mestruali o difficoltà di concepimento.

A livello biologico, la PMOS è caratterizzata da:

  • alterazioni endocrine multiple con elevati livelli di androgeni (ormoni sessuali maschili), aumentata produzione di ormone luteinizzante (LH) nella prima fase del ciclo, e ridotti livelli di SHBG (la proteina che trasporta gli ormoni sessuali).
  • aspetto ecografico caratteristico delle ovaie con accumulo di piccoli follicoli (di solito più di 10-15 per ovaio) che non raggiungono la maturità, insieme a elevati livelli di ormone anti-Mülleriano (AMH).
  • insulino-resistenza presente nell’85% delle donne con PMOS, anche in quelle normopeso. Uno degli aspetti più importanti emersi dalla ricerca degli ultimi anni è infatti il ruolo centrale del metabolismo. Nella PMOS l’insulina non lavora efficacemente, costringendo il pancreas a produrne di più. Questa iperinsulinemia amplifica la secrezione di androgeni e disturba il funzionamento ovarico. Inoltre può favorire:
    • aumento di peso
    • accumulo di grasso addominale
    • alterazioni della glicemia
    • maggiore rischio di diabete tipo 2
    • dislipidemie
    • incremento del rischio cardiovascolare nel lungo periodo

I rischi metabolici e cardiovascolari in dettaglio

Ecco perché il cambio di nome verso una definizione che enfatizza gli aspetti metabolici ed endocrini è così importante: la sindrome ovarica poliendocrina-metabolica espone a rischi cardiometabolici significativi.

Le donne con PMOS hanno:

  • un rischio 3-4 volte superiore di diabete gestazionale
  • una probabilità elevata di sviluppare intolleranza al glucosio e diabete tipo 2 (il 40% presenta intolleranza glucidica, il 10-20% svilupperà diabete)
  • aumentato rischio di patologie cardiovascolari, in diversa percentuale per malattia cardiovascolare composita, infarto miocardico e ictus
  • predisposizione a steatosi epatica metabolica, ipertensione, dislipidemia
  • in alcuni casi, apnee notturne

I sintomi: come si manifesta

I sintomi della PMOS variano considerevolmente, ma possono includere:

  • irregolarità mestruali ovvero cicli assenti (amenorrea) o molto diradati (oligomenorrea), spesso intervallati da 5-6 settimane, fino a 6-12 mesi
  • irsutismo ovvero aumento dei peli sul viso (mento, sopra il labbro), avambracci, addome e gambe
  • acne e alterazioni della pelle dovute all’iperandrogenismo, spesso accompagnate da seborrea e talvolta alopecia
  • infertilità o difficoltà a concepire dovuta alla scarsa ovulazione
  • sovrappeso/obesità come caratteristica frequente, anche se molte donne con PMOS hanno peso normale
  • tendenza ad aborti ricorrenti correlata all’elevazione di LH

È importante notare che non tutte le donne affette da PMOS presentano tutti questi sintomi mentre composizione e intensità delle manifestazioni può variare notevolmente. Circa il 25% della popolazione generale ha un aspetto ecografico di ovaie policistiche senza avere alcuna manifestazione clinica.

Acne, pelle e capelli: quando gli ormoni si fanno sentire

Tra i sintomi che portano più frequentemente le giovani donne a richiedere una consulenza specialistica troviamo l’acne.

Quando l’acne è legata alla PMOS, il problema non nasce dalla pelle ma dagli squilibri ormonali che aumentano la produzione di sebo e favoriscono i processi infiammatori.

In questi casi la terapia locale o gli antibiotici da soli non sono sufficienti: creme e trattamenti dermatologici possono essere utili, ma spesso non bastano se non si affronta anche la causa endocrina sottostante.

Lo stesso vale per altri segni di iperandrogenismo come irsutismo, pelle particolarmente grassa e alopecia androgenetica femminile.

In casi come questi è necessaria una profilassi sistemica integrata, che affronti gli aspetti ormonali e metabolici: per questo motivo la collaborazione tra ginecologo, endocrinologo, nutrizionista e dermatologo può risultare particolarmente preziosa.

Diagnosi della PMOS

La diagnosi non è immediata e richiede una valutazione complessiva che comprende generalmente un’accurata anamnesi, la valutazione clinica dei sintomi, degli esami ormonali e metabolici e – quando indicata – un’ecografia ginecologica.

La diagnosi di PMOS nelle pazienti adulte (dai 20 anni in su) richiede la presenza di almeno due dei seguenti criteri:

  • anovulazione o oligovulazione (assenza o scarsità di ovulazione)
  • iperandrogenismo clinico o biochimico
  • morfologia ovarica policistica all’ecografia oppure elevati livelli di AMH

Nelle adolescenti (10-19 anni) sono sufficienti i primi due criteri. Non esiste quindi un singolo esame in grado di confermare da solo la diagnosi, ed è fondamentale considerare l’intero quadro clinico della paziente per distinguere la PMOS da altre condizioni che possono provocare sintomi simili.

Come si cura la PMOS

Non esiste una terapia unica valida per tutte: il trattamento deve essere personalizzato in base all’età della donna, ai sintomi prevalenti, al desiderio di gravidanza e alla presenza di eventuali alterazioni metaboliche.

Nella maggior parte dei casi il primo intervento riguarda lo stile di vita. Un’alimentazione equilibrata (preferibilmente a basso indice glicemico e povera di carboidrati raffinati), l’attività fisica regolare e il controllo del peso corporeo possono migliorare significativamente sia il quadro metabolico sia la funzione ovarica.

A seconda delle necessità possono poi essere prescritti:

  • contraccettivi ormonali per regolarizzare il ciclo, migliorare l’acne e l’irsutismo, controllare l’iperandrogenismo e proteggere l’endometrio
  • in pazienti selezionate integratori a base di inositolo e acido folico che hanno dimostrato efficacia nel migliorare la funzione ovarica e nel regolare il metabolismo del glucosio
  • terapie mirate per l’insulino-resistenza come metformina e altri farmaci insulino-sensibilizzanti per ridurre anche i livelli di androgeni, migliorare la funzione riproduttiva e aiutare a prevenire complicanze metaboliche a lungo termine
  • trattamenti specifici per fertilità, acne o irsutismo

Medicina complementare

L’agopuntura – che io stessa pratico in ambito ginecologico – può supportare il trattamento della PMOS, ed è utile sia per stimolare l’ovulazione sia per riequilibrare la produzione di androgeni.

Una visione più moderna della salute femminile

Il passaggio da PCOS a PMOS rappresenta un cambiamento importante dal momento che non parliamo più soltanto di ovaie, ma di una condizione che coinvolge ormoni, metabolismo, salute cardiovascolare, fertilità, benessere psicologico e qualità della vita.

Perché la PMOS non è solo un problema estetico o riproduttivo: è una questione di salute integrale. Per le donne questo significa:

  • diagnosi più precoce e accurata
  • percorsi assistenziali più appropriati e multidisciplinari
  • riduzione dello stigma (il nuovo nome non enfatizza esclusivamente gli aspetti riproduttivi)
  • migliore consapevolezza dei rischi a lungo termine
  • opportunità di prevenzione delle complicanze cardiometaboliche

Se avete sintomi che vi fanno sospettare una PMOS – cicli irregolari, acne resistente, difficoltà a concepire, eccesso di peli o alterazioni metaboliche – è importante rivolgersi a un ginecologo che possa offrire una valutazione completa e un approccio multidisciplinare.

Una diagnosi precoce e una presa in carico multidisciplinare consentono oggi di intervenire non solo sui sintomi immediati, ma anche sulla prevenzione delle possibili complicanze future. Per una visita o un consulto specifico sulla PMOS, puoi contattarmi qui o prenotare online: io ricevo le mie pazienti presso lo studio di Milano e gli ambulatori di Firenze.

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